Oggi è la Giornata Mondiale della Creatività e dell’Innovazione.
L’hanno istituita ufficialmente le Nazioni Unite lo scorso anno e ho pensato di celebrarla anche io con un post.

Creatività è un concetto sfuggente, che al tempo stesso affascina e impaurisce, una sorta di mostro mitologico che vorremmo insieme catturare e tenere a distanza.

Forse è per questa sorta di timore reverenziale che la maggior parte di noi se ne tiene alla larga, raccontandosi che Ma no, io non sono creativ*. Lo so, perché facevo parte del gruppo. Poi sono nati i miei nipoti e ho (ri)scoperto che la creatività è una dote che appartiene a tutti: i bambini non usano quasi mai i giochi come “dovrebbero essere usati”, non hanno paura di dare forma a cose nuove e, soprattutto, non hanno bisogno di chiedere il permesso per farlo.

Creativi o no?

La maggior parte di noi fa fatica a riconoscere la creatività nella propria vita perché pensa che essa si esprima solo nel dar forma a qualcosa di straordinario che nasce da un’idea grandiosa. In inglese viene chiamata “killer idea”, intendendo probabilmente quell’idea talmente geniale che fa sparire tutte le altre. Personalmente la trovo una definizione azzeccata: non c’è niente di più efficace che andare a caccia di un’idea assassina, per uccidere la creatività…

Se non ci riteniamo creativi è perché abbiamo dei preconcetti su ciò che dovrebbe essere la creatività e questo ci impedisce di riconoscerla in tutte le sue forme. Certo, le opere di Leonardo, le teorie di Einstein o la lampadina di Edison hanno un impatto enorme sull’intera umanità, e questo resta indiscutibile, ma trasformare un bastoncino in un gancio per recuperare le chiavi della macchina nuova di una settimana, cadute in un tombino nel mezzo di un parcheggio (storia vera!) non è ugualmente espressione di creatività? Solo che, siccome non è eclatante e, anzi, può essere piuttosto banale, non ci riconosciamo il merito creativo di queste piccole trovate.

Per questa ragione mi piace molto la distinzione ormai frequente tra grande Creatività (quella dell’eccellenza, chiamata anche Big-C) e piccola creatività (la creatività di tutti i giorni, o little-C), e ancora di più mi piace un modello piuttosto recente (è del 2009), sviluppato da Kaufman e Beghetto, che distingue quattro livelli di creatività.

Le 4 C della creatività

Ci sono stati e ci sono innumerevoli tentativi di dare una definizione alla creatività, eppure non si è ancora riusciti a trovarne una definitiva, che metta d’accordo tutti. C’è, però, un filo comune che le attraversa tutte e che vede il prodotto creativo come qualcosa di nuovo e utile o appropriato per risolvere un problema o rispondere a una situazione. Personalmente preferisco sostituire i termini “utile” e “appropriato” con l’unico termine “significativo”, perché non riesco a collegare il David di Michelangelo al concetto di utilità (preconcetto mio, lo so), ma resta il fatto che rimangono aperte le questioni nuovo per chi? E significativo per chi?

Il modello di Kaufman e Beghetto prova a dare una risposta proprio a queste domande, distinguendo la creatività in quattro livelli:

Mini-c: a questo livello, la soluzione creativa trovata da una persona potrebbe non essere né eclatante né rivoluzionaria, ma è sicuramente significativa per lei. Qui, ad esempio, è quando ti stai preparando il tuo piatto preferito, all’improvviso scopri che ti manca un ingrediente e decidi di vedere cosa succede se ne usi un altro, che per te può stare altrettanto bene. Poi assaggi il piatto e scopri che non solo è buono, ma è anche meglio della ricetta originale.

Little-c: è un livello che prevede una piccola crescita, perché la soluzione creativa non è significativa solo per chi l’ha creata, ma anche per altre persone. A questo stadio fai assaggiare il tuo nuovo piatto ad altri, che lo mangiano con gusto apprezzandone la variazione. E poi chissà, ti chiederanno la ricetta per riproporla a loro volta…

Pro-c: qui sei professionista della creatività. Non necessariamente nel senso che ricevi uno stipendio per fare un lavoro creativo (altro preconcetto che blocca il nostro essere creativi), ma nel senso che ti sei allenato così tanto da poter essere considerato un creatore professionista e il tuo lavoro è significativo per te, per le persone che ti stanno più vicine e anche per persone che non ti conoscono affatto. A questo livello hai sperimentato così tante nuove ricette che ormai l’amico dell’amico dell’amico non aspetta altro che di sapere cosa avrai inventato di nuovo. Oppure ne hai fatto proprio un lavoro e sei chef in un ristorante.

Big-C: è il livello del genio, di quelle creazioni che sono significative in modo pressoché universale, ma solo la Storia potrà dichiararlo. Quindi nemmeno Gordon Ramsey sta qui, almeno non per ora. Questo ridimensiona già un po’ le cose, no? 🙂

Il grande potere di una piccola creatività

Quello che mi piace di questa interpretazione della creatività non è solo il suo mettere in chiaro che ci sono livelli che appartengono a tutti, ma soprattutto il fatto che prevede un passaggio progressivo, una crescita da un livello all’altro. L’idea che la creatività sia legata solo alle espressioni d’eccellenza è una convinzione non solo fallace, ma anche pericolosa. Fallace perché non è possibile arrivare alla Big-c senza passare per gli altri livelli, a partire dalla Mini-c: prima di destrutturare le figure, Picasso divenne maestro nell’arte del disegno “standard”, e suppongo che da piccolo disegnasse animaletti e alberelli come qualunque altro bambino. Pericolosa perché rischia di fare da blocco a sperimentazioni che invece sono fondamentali per trovare soluzioni ai nostri problemi di tutti i giorni. E se non sono in grado di risolvere i miei problemi in modi significativi per me e i miei cari, che fine fa il mio benessere?

La cosa veramente meravigliosa è che, a differenza dei livelli superiori, con la Mini-c e la Little-c non serve l’idea assassina ma, anzi, si apre il Mondo delle Infinite Possibilità.

La creatività è un elemento essenziale del nostro Viaggio, del resto se si è deciso di dedicarle una giornata internazionale qualcosa vorrà dire. Per questo ritengo sia importante nutrirla, a partire dalle piccole cose. Non serve inventare la lampadina, basta fare quel disegno che ci è passato per la testa tanto tempo fa o cambiare le parole della nostra canzone preferita, solo per ridere un po’. Basta non decidere di rinunciare, quando ci manca un ingrediente per completare la nostra ricetta, e cercarne uno nuovo che la renda altrettanto piacevole.

E chissà che un giorno tutto questo non ci porterà a realizzare qualcosa di rivoluzionario. Ma rivoluzionario per chi?

 

La pagina delle Nazioni Unite dedicata al World Creativity and Innovation Day.