Alcune domande e risposte, tra il serio e il faceto

Nelle pagine precedenti ho cercato di spiegare al mio meglio cos’è il coaching, qual è il mio approccio e come funziona il processo nei progetti che offro. Qui raccolgo alcuni punti che potrebbero incuriosirti e su cui potresti non aver ancora trovato risposta.

Assolutamente no. Anche se entrambi utilizzano la relazione, l’ascolto, l’empatia, la parola come strumenti, lo psicologo ha una professionalità, una formazione e una qualifica per intervenire su problematiche affettive, relazionali e sociali. Spesso lo psicologo lavora sul passato e su conseguenze associate a trauma del paziente.

Il coach si focalizza sugli obiettivi che sono importanti per la persona e su come il cliente può sviluppare i propri talenti e far emergere appieno le sue potenzialità per realizzare ciò che desidera. Il punto di partenza per il coach è la situazione attuale e come muoversi verso il futuro.

Quella del coach è una professione disciplinata dalla Legge n°4 del 14 gennaio 2013.

È facile che si crei questa confusione, ma la risposta è ancora no.

Il mentore è un esperto in una certa “materia” e ti dà consigli e suggerimenti quando anche tu stai percorrendo la stessa strada: lui ci è già passato e ne sa.

Il Counselor opera nel campo della prevenzione della malattia e in quello della promozione della salute e del benessere dell’individuo, ma non esercita attività sanitarie.

Solo se il tuo amico ha una formazione professionale specifica in coaching!

Parlare con un amico può sicuramente essere stimolante e produttivo (è una cosa che io adoro fare!), ma non è come confrontarsi con un coach. Un coach ha acquisito e sviluppato competenze, capacità e strumenti che mette a tua disposizione per guidarti a fare quegli aggiustamenti che ti aiuteranno a procedere. Inoltre, un coach porta nuovi occhi e orecchie e ti offre uno spazio sicuro e non giudicante per esprimere la tua situazione. Un coach non ti dirà cosa fare: probabilmente sai già la risposta!

Offrire consigli, opinioni e giudizi, come capita spesso faccia un amico, minerebbe alcuni dei principi di base del coaching.

Insegnare in buona parte consiste nel fornire informazioni e conoscenze su argomenti specifici. Ti è mai capitato di dirti : “So cosa devo fare, ma non so come farlo?”. La conoscenza è applicabile a tutti, ma non tutti riescono a metterla in pratica da soli. Il coaching ti dà gli strumenti per capire “come farlo” e il supporto e la guida di cui hai bisogno lungo la strada. Certo, potrà capitare anche che io condivida con te informazioni su come funziona il cervello e sulle ricerche che spiegano abitudini e comportamenti.

A parte i ceci, su cui potrei farti metter in ginocchio (scherzo!), uso prevalentemente quelle che si definiscono domande potenti: servono a sfidarti un po’, per farti uscire dai tuoi schemi mentali e vedere le cose in modi diversi.

Poi uso anche la narrazione, le metafore, tecniche di coaching narrativo e di PNL.

Non c’è niente di “magico” in quello che faccio: si tratta di strategie e strumenti che derivano da studi di discipline neuroscientifiche, psicologiche, sociologiche e narratologiche (nel mezzo c’è anche un po’ di neuro-narrativa).

L’acronimo sta per Programmazione Neuro-Linguistica: è la pratica di sfruttare il potere del linguaggio per abbattere le barriere mentali che inconsapevolmente creiamo per noi stessi.

Lo so, è un nome orribile, per una disciplina che ormai ha più di 40 anni e che spesso, purtroppo, è stata male interpretata…

Mi piacerebbe davvero, ma la risposta schietta è: no. Nessuno può garantire risultati in questo campo e se qualcuno ti dice il contrario, fatti un favore: scappa! Non è una persona seria.

I risultati dipendono da molte variabili. Detto ciò, posso garantirti che metterò tutto il mio impegno e mi assumerò le mie responsabilità legate al processo, se tu ti assumerai le tue. Per sapere quali sono, leggi le domande successive.

Ti impegni nel processo, rispetti gli appuntamenti e sei pienamente presente in ogni sessione. Vieni agli incontri con la volontà di essere onesto con te stesso e con me, con la curiosità di guardare più da vicino quello che stai facendo – e non facendo – e con l’apertura verso nuove possibilità e modi di vedere te stesso e coloro che ti circondano.

Sei pronto per  capire cosa significa “successo” per te, per determinare i tuoi obiettivi e le tue priorità e per apportare gli aggiustamenti che ti faranno andare avanti. Mantieni i tuoi impegni.

Ci metterò impegno e dedizione (e il mio tempo, che considero molto prezioso). In ogni interazione che avrò con te, agirò con integrità, onestà e sincerità. Metterò da parte le distrazioni e sarò pienamente presente.

Analizzerò tutti i miei strumenti e valuterò quali fanno al caso tuo e quale sia il modo migliore per supportare la tua ricerca. Rimarrò non giudicante e farò domande dirette, per fare in modo che tu ti muova verso i risultati che desideri.

Le rare volte in cui sentirò che serve un suggerimento, ti chiederò il permesso, prima di dartelo.

Tutte le comunicazioni tra noi saranno confidenziali.

Sì, non faccio coaching con persone affette da depressione o con disturbi psichici: non ho la professionalità adeguata (quello è il campo di psicologi, psicoterapeuti o altri professionisti che si occupano della salute mentale). Se hai bisogno di quel genere di sostegno, posso indicarti dei validi professionisti.

Non sono molto interessata a lavorare su questioni come la gestione del tempo e/o la produttività, a meno che siano parte di un progetto più grande.

“Mi piacciono gli amici dalle menti indipendenti che ti consentono di vedere i problemi da angolazioni diverse”

Nelson Mandela