Qualche giorno fa ho incontrato dopo tanti anni una persona speciale, una di quelle persone che capitano poche volte nella vita, quelle con le quali sembra di conoscersi da sempre, anche se in pratica non ci si conosce affatto. Quelle che risuonano con te e non sai il perché, ma nemmeno te lo chiedi, è così e basta. Presente, no? Ecco, in quell’occasione nel tempo di un caffè (ma un caffè lungo, eh!) ci siamo aggiornate un po’ su tutti i cambiamenti che abbiamo attraversato. Naturalmente le ho parlato anche di RaccontArti, di come è nato e dall’idea che c’è dietro. Lei ha colto nel segno uno degli aspetti per me fondamentali della mia visione delle cose: raccontarsi è dirsi di sì. È dire di sì prima di tutto a chi siamo nella nostra interezza, al di là di tutte le aspettative su come dovremmo o potremmo essere. È abbracciare il racconto di noi, quello autentico, ed esprimerlo con la nostra Voce. In questo primo post di settembre, quello in cui di solito si parla di nuovi inizi e pianificazioni, io scelgo di ripartire dalle radici. Perché non c’è albero che possa avere una florida chiama senza solide radici.

Perché è importante esprimere se stessi?

Ce lo racconta Maslow con la sua piramide dei bisogni: abbiamo tutti un innegabile bisogno di crescita, che nei suoi livelli più alti punta all’autorealizzazione. Ma, come dice la parola stessa, l’auto-realizzazione non può riuscire se non partiamo anzitutto da noi stessi. Personalmente non mi piace parlare di “viaggio di scoperta di sé”, perché non credo che non sappiamo di essere ciò che siamo; un bambino piccolo lo sa sicuramente e noi adulti ce ne rendiamo conto soltanto guardandolo. Solo che non ne è consapevole. Per questo credo che il nostro sia un viaggio di consapevolezza e di creazione di noi stessi.
Contrariamente a ciò che si è soliti dire, la nostra Voce, il nostro Scopo, il nostro Messaggio, qualunque sia il nome che vogliamo dare all’espressione di chi siamo non è qualcosa che si scopre, ma qualcosa che si crea. E possiamo crearlo solo facendo, perché sono nel fare esperienze riusciamo a capire cosa risuona con noi e cosa lasciare andare. Esattamente ciò che fanno bambini.

Ma se si tratta di una cosa così facile che anche un bambino può farla, allora perché diventa una tale fatica? La risposta è la stessa di sempre: a un certo punto cominciamo ad averne paura. Siamo talmente bombardati da ogni lato di indicazioni su come dovremmo essere, come dovremmo comportarci, cosa dovremmo dire e a volte addirittura pensare, che finiamo per credere che nell’esprimere noi stessi verremo contestati, se non addirittura rifiutati. Questo probabilmente ci spaventa ancora di più del non essere in contatto con chi siamo. Così finiamo per nasconderci e adattarci alle esigenze altrui. E qui sorge un’altra ragione: spesso quando esprimiamo noi stessi veniamo tacciati egoismo. Che non è propriamente un complimento.

Anche in quei casi, poi, in cui questo silenziatore che ci mettiamo addosso comincia a darci fastidio, la paura non ci abbandona, perché tuffarci nei nostri pensieri e nelle nostre strutture, per capire come funzioniamo, fa a sua volta paura. Eppure è anche liberatorio, e chi non ha voglia di essere libero?

Dalla ricerca un cambio di prospettiva

Secondo le neuroscienze esprimere se stessi attiva la nostra corteccia prefrontale che, tra le migliaia di cose che fa, è anche quella che si occupa di mettere in moto le nostre capacità organizzative e decisionali e, probabilmente, della nostra etica. Va da sé che esprimere noi stessi ci consente di avere accesso anche alle nostre capacità di pianificare, creare, avere idee innovative e risolvere problemi. Più raccontiamo noi stessi più agiamo in allineamento con il nostro sé autentico, e più agiamo in allineamento con il nostro sé autentico più ci viene voglia di raccontare noi stessi, in un circolo virtuoso che non può che farci stare bene.

La ricercatrice Judith Glaser, poi, sostiene che nel farlo ci spostiamo da uno stato di protezione, in cui facciamo di tutto per difenderci, a uno stato di collaborazione in cui cominciamo ad essere reciprocamente aperti a condividere con gli altri ciò che pensiamo, crediamo, vogliamo… insomma, chi siamo.

A ben guardare, sembra proprio che impegnarci nel racconto di noi sia uno di quegli aspetti della nostra vita a cui vale la pena fare particolare attenzione, non solo se vogliamo sentirci più compresi e accolti, ma anche per entrare in maggiore sintonia con le persone importanti per noi e permettere anche a loro di sentirsi comprese e accolte. Sembra quasi più egoista non farlo, no?

Sì, ma come?

Questa domanda ha una sola risposta: in qualunque modo tu ti senta a tuo agio e rappresenti per te il più basso livello di difficoltà.

Voglio comunque condividere alcune delle cose in cui credo su come fare per esprimere noi stessi:

  • Comincia con qualcosa di piccolo: esprimere la tua voce non deve essere per forza qualcosa di fatto in grande, può cominciare in maniera discreta e lontano dai riflettori. Può valere la pena iniziare a esprimerci solo con noi stessi e solo per noi stessi, se serve dando anche una bella strapazzata al nostro Angosciatore. Sono una strenua sostenitrice del potere delle piccole cose, fermamente convinta che un’azione anche piccola possa cambiare molto. Perciò scrivi, o disegna, o canta o usa qualsiasi mezzo ti sia più congeniale per buttare fuori quello che pensi e senti; poi se ti va puoi anche chiudere tutto in un cassetto e non pensarci più, ma impegnati a esprimere qualcosa del racconto di te ogni giorno
  • Fai spazio: ritagliati un momento per scrollarti dalle spalle il peso di tutte le incombenze quotidiane e concediti di fare quelle cose che ti danno gioia, più sono così semplici meglio è, perché sono più facilmente praticabili. Può trattarsi anche solo di pochi minuti per sorseggiare una tazza di tè
  • Tieni sempre a mente che non c’è nessun altro come te: nessuno ha vissuto una vita identica alla tua, perciò nessuno sa le cose che sai tu, o ha vissuto le esperienze che hai vissuto tu. Per questa ragione tu hai sicuramente qualcosa di valore da condividere
  • Esprimi chi sei anche nel lavoro che fai: porta la tua personalità anche nel tuo lavoro, nelle tue azioni, nelle parole, negli atteggiamenti. Se hai paura di diventare troppo ego-riferito e dare fastidio, concentrati su qual è il valore che doni alle persone grazie al tuo modo unico di fare ciò che fai. E se ti serve una mano a trovare la tua Voce, mi trovi qui 😉
  • Evita i paragoni: proprio perché ognuno di noi ha una storia a sé non ha senso metterci a confronto con gli altri con l’atteggiamento “lui è meglio di me” (dell’atteggiamento contrario non vale nemmeno la pena parlare); ricordati che anche le persone di successo hanno cominciato dal basso, probabilmente con un piccolo passo.
  • Apriti con persone che risuonano con te: circondati di persone che comprendono le tue battaglie e condividono ciò che fai. Saranno capaci di darti supporto e incoraggiarti quando ti serve e saranno anche pronte a perdonare ogni eventuale pasticcio.

Non esprimere la nostra voce, non dire sì al racconto di noi, non solo fa in modo che continuiamo a vivere in uno stato di frustrazione, ma ci sottrae anche la possibilità di trovare il supporto di persone che risuonano con noi e con ciò che vogliamo creare. Soprattutto, sottrae agli altri la possibilità di stare meglio grazie a noi.

Condividere i nostri pensieri, i nostri valori ci permette di imparare qualcosa di più di noi stessi e regala gli altri la leggerezza, nel sentirsi liberi di fare altrettanto.

Perciò, per favore comincia, condividere adesso il racconto di te.

La foto di intestazione è di Filip Mroz e si trova su Unsplash